Le Voci dei Pazienti: Francesco

biploar

Ho sempre in mente il giorno in cui mi è stato diagnosticato il disturbo bipolare e lo considero uno dei più importanti della mia vita. Prima di allora, avevo avuto tre episodi depressivi e due brevi episodi ipomaniacali. Già in occasione del primo episodio mi resi conto che qualcosa non andava: ciò che provi durante un episodio è qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra emozione tu abbia mai sperimentato nella tua vita ed è proprio per que­sto motivo che è così difficile dare a te stesso e agli altri una spiegazione e un senso a ciò che avviene nel tuo cervello.

Penso che questa incomunicabilità sia alla base dello stigma esistente at­torno a questa malattia. Lo stigma è un problema grande tanto quanto il disturbo in sé. Anzi, è uno degli aspetti più dolorosi e problematici. Prima di ricevere la diagnosi, ti impedisce di chiedere aiuto mettendo a rischio ciò che di più caro nella tua vita; dopo la diagnosi, proprio quando ricominci a condurre una vita pressoché normale, ti fa vivere nel costante terrore che gli altri sappiano. Rivelare la tua diagnosi è un lusso che non puoi (e non vuoi) concederti. Sei angosciato all’idea di come le persone a te più care possano reagire nel momento in cui ti confidi a loro.

Lo stigma è il “prezzo” che pago al disturbo bipolare affinché stia lontano dalla mia vita. Anche se oggi ho una vita ormai sostanzialmente normale gra­zie alle persone che mi sostengono (a cui sarò per sempre grato) e alla tera­pia farmacologica, a qualche anno di distanza dalla diagnosi le persone che sanno della mia malattia, escludendo i miei genitori, si contano letteralmente sulle dita di una mano.

Alle volte, mi capita di rassegnarmi all’idea che il disturbo bipolare possa definire completamente la mia persona agli occhi degli altri e che questo po­trà influenzare negativamente alcuni aspetti della mia vita. Quando questo accade mi sforzo di ricordare a me stesso di non essere la mia malattia e di essere esattamente come una qualsiasi altra persona, fuori dagli episodi.

Non molto tempo fa, il mio medico mi disse che ho il diritto ma anche il do­vere di stare bene. È una frase che mi ha colpito molto. Ogni volta che mi vie­ne in mente penso che se ho il diritto e il dovere di stare bene, allora ho anche il diritto e il dovere di avere una vita normale, esattamente come chiunque altro. A prescindere dal disturbo bipolare, a prescindere dallo stigma.

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